venerdì 2 agosto 2013

Europa adatta ad ospitare la vita? Lo scopriremo presto



Gli sforzi delle agenzie spaziali per la ricerca di pianeti abitabili, non si limita alla missione Keplero o a Marte. La NASA sta puntando gli occhi su Europa, la luna di Giove, che si estende per circa 3.000 km ed è ricoperto di calotte di ghiaccio e di oceani, dieci volte più profondi di quelli del pianeta Terra.

Secondo i ricercatori Europa è molto interessante, in quanto la presenza di acqua che si spera salata, potrebbe avere i requisiti necessari per ospitare la vita. "Europa è uno dei luoghi principe per la ricerca di forme di vita, ossia la vita che siamo in grado di scovare per come la intendiamo oggi”, ha detto Kevin Hand Capo scienziato per l'esplorazione del sistema solare del Jet Propulsion Laboratory.

Le domande principali a cui la prossima missione dovrà dare risposte sono: "La sua biochimica fondamentale è la stessa di quella della Terra o è diversa? L'origine della vita è facile o difficile?”
Le immagini riprese delle superficie della Luna, mostrano delle crepe che secondo gli scienziati che la stanno studiando, dovrebbero essersi formate a causa delle maree, che si verificano quando Europa si avvicina al pianeta principale: Giove.
Ma oltre al rover, sarà necessario inviare anche delle sonde per analizzare lo spazio esterno.



Si chiamerà "Cryobot" il rover da 4 milioni di dollari che la Nasa ha richiesto allo Stone Aerospace e che dovrebbe partire per la missione esplorativa verso Europa.
Ripercorrerà gli stessi passi di Curiosity, anche se si è dubbiosi sulla necessità che i rover funga anche da sottomarino vista l'enorme percentuale di acqua presente.
Bill Stone, CEO della Stone Aerospace, va molto fiero di questo incarico "Quando si parla della missione Europa, da noi ci riferisce alla scoperta dell'anello d'oro: atterraggio sulla superficie di Europa, l'invio di un veicolo a propulsione nucleare attraverso la crosta di ghiaccio, lo scarico di un 'mover' veloce a propulsione nucleare autonomo subacqueo e il lancio di una serie di AUV (Autonomous Underwater Vehicles) miniaturizzati e molto intelligenti per andare nelle zone più pericolose (per esempio, intorno alle fumarole nere, fin dentro le fessure di ghiaccio, nei pennacchi chimici corrosivi) per cercare e raccogliere campioni biologici e riportarli alla nave madre". Queste le sue parole dalle quali emerge il grosso lavoro che li attende e la grande sfida che dovranno affrontare.
Un Lander così equipaggiato non è mai visto, forse neanche nella finzione cinematografica

Stone non sembra preoccupato "La comunità scientifica degli Stati Uniti è oggi, grazie ai finanziamenti della Nasa, sul punto di possedere sequenziatori portatili molecolari del DNA che potrebbero consentire agli AUV su Europa di delineare la vita rilevata sulla luna su scala microbica e, quindi, tornare al cryobot e fornire le informazioni al lander di rientro sulla Terra".

Ma non è l'unica sfida che attende la Stone Aerospace, certo, tutto quello che dovrà fare è importante per la conoscenza, ma il rover dovrà arrivare sulla Luna, ma come?
L'atterraggio, un pò come quella di Curiosity, è il più grosso scoglio da affrontare. Nessuno ha dimenticato il terrore della Nasa durante l'atterraggio, e ancora peggio sarà per Europa, visto che non abbiamo molte conoscenza sulle condizioni del suolo.
Oltretutto Europa non ha atmosfera, e questo renderà impossibile l'utilizzo del paracadute per rallentare la discesa, ma trovando il modo di scendere tranquillamente, potrebbe essere un lato positivo, perchè in mancanza di atmosfera si potrebbe calcolare l'atterraggio in modo millimetrico.



Per il momento, dunque, solo supposizioni. Sebbene, nell'attesa, sia stato realizzato addirittura un film, nelle sale americane dal 2 agosto, dal titolo “Europa Report”. La trama racconta le esperienze vissute da ipotetici equipaggi inviati su Europa, regalando allo spettatore (o agli stessi scienziati) un'idea di quello che effettivamente nasconde la misteriosa luna di Giove.






Nasa


Sicuramente l'attenzione su Europa deve essere stata scatenata da qualcosa.
Probabilmente non ne siete a conoscenza, o comunque una rinfrescatina va sempre bene.
Nel 1998 su "La Stampa" venne pubblicata un intervista fatta da Giulietto Chiesa all'astrofisico russo Boris Rodionov.
In fondo dal 1998 non è passato molto tempo!
Partendo dal presupposto che non tutto ciò che dice deve essere preso per oro colato... possiamo provare a fare delle riflessioni da soli.


“Quando ho mostrato quelle foto agli ingegneri che costruiscono i nostri oleodotti e gasdotti, la reazione e’ stata unanime: ma sono sistemi di oleodotti sotto una coltre di ghiaccio. Non avevo detto loro da dove venivano quelle foto. Pensarono che fossero foto da un satellite della Siberia, con risoluzione di nove chilometri“. Boris Rodionov, professore di micro e cosmofisica dell’Istituto Mifi (Ingegneria Fisica dell’Universita’ di Mosca), racconta la sua ” scoperta” con aria divertita. Le foto sono quelle della sonda americana Galileo, che sta ancora girando attorno a Giove, fotografando ad ogni passaggio le lune del gigante del nostro sistema solare: Io, Europa, Ganimede, Callisto. E quelle che hanno attirato l’attenzione di Rodionov, e non solo la sua, mostrano la superficie di Europa. “Strane, troppo strane per non far pensare – dice il professore -. Basta esaminarle con attenzione per escludere subito che si tratti di fessure naturali, di incrinature di tipo geologico“. Rodionov confuta in questo modo la tesi di molti planetologi, che interpretano quei segni come fratture causate dalle forze di marea esercitate da Giove: da queste fratture, secondo la tesi che Rodionov nega, uscirebbe acqua allo stato liquido, che poi si rapprenderebbe rapidamente. Quali altre ipotesi rimangono in piedi? “Due soltanto – replica Rodionov – una tecnogenetica, l’altra biogenetica. La seconda mi sembra fantastica, perche’ condurrebbe alla conclusione che quell’intricata rete di tubi e’ il sistema circolatorio di un essere vivente. La prima e’ da verificare, ovviamente, ma sta in piedi: quelle straordinarie vie di comunicazione (uso termini approssimativi per farmi capire) sono il prodotto di una civilta’. Per giunta di una civilta’ molto piu’ evoluta della nostra“. Europa e’ una delle lune di Giove. Il suo diametro e’ all’incirca di 3000 chilometri, poco piu’ piccola della nostra Luna, dunque. Non ha quasi atmosfera. La sua superficie e’ coperta da una lastra di ghiaccio che dovrebbe essere spessa fino a parecchie centinaia di metri. E qui cominciano le stranezze notate dal professore russo. La prima e’ che le altre tre lune di Giove sono crivellate di crateri, come lo e’ la nostra Luna, e anzi molto di piu’ perche’ l’enormita’ di Giove e’ tale da attrarre un sacco di spazzatura planetaria, centinaia di volte di piu’ della Luna e della Terra messe assieme. Europa invece presenta solo (nella parte coperta dalle foto di Galileo) tre crateri grandi e nove piccoli. Non c’e’ spiegazione per questa differenza. Guardando meglio si vede che il ghiaccio di Europa non e’ dappertutto maculato dagli urti di milioni di meteoriti che, indubbiamente, colpiscono la superficie del satellite come quella delle altre lune di Giove. Vi sono zone dove il ghiaccio appare liscio e lucente. Come se venissero svolti in continuazione “lavori di riparazione”. La fittissima rete di condotte che emerge dalle foto, sebbene ricoperta dai ghiacci, e’ talmente regolare, con interconnessioni parallele del tutto geometriche, da escludere il caso. Si tratta – dice Rodionov – di tubi, o canali della lunghezza di centinaia di chilometri, di profili diversi e diametri che possono arrivare a 200 metri, a piu’ piani. Che non si tagliano l’uno con l’altro ma si scavalcano. Sono tunnel, autostrade, abitazioni, impianti industriali? “Non lo sappiamo, ma ripeto – dice Rodionov con calma olimpica – che chiunque analizzi quelle foto concludera’ che sono prodotti artificiali“. Solo una civilta’ molto antica ed evoluta, molto piu’ della nostra, puo’ permettersi di vivere in quelle condizioni. Le uniche possibili, del resto, perche’ solo sotto uno spesso riparo di ghiaccio si puo’ evitare il bombardamento dei meteoriti e quello non meno esiziale della potente radioattivita’ che promana da Giove. Ma quelle “riparazioni” lascerebbero pensare che quella civilta’ e’ ancora in vita, non si e’ estinta. E’ cosi’? Rodionov non esita a rispondere affermativamente. Sono io che esito a porre la domanda successiva: ma allora come mai non hanno mai tentato di uscire all’esterno? In fondo, penso, noi appena abbiamo avuto i mezzi tecnici siamo andati fuori, nello spazio, dove le condizioni non permettono la vita. E noi stiamo da sempre interrogandoci sulla vita fuori dalla Terra. Boris Rodionov interrompe la disquisizione: “Le foto dimostrano che loro escono fuori, come lei dice. Quelle riparazioni sono fatte con acqua calda, che esiste in abbondanza nelle viscere del satellite. In secondo luogo, per quanto riguarda la loro curiosita’…forse ci conoscono gia’ abbastanza...”. Rodionov non ha l’aria di scherzare, crede negli Ufo, evidentemente, ma non e’ questo il punto. Qui a Mosca, nel suo istituto, sulla sua ipotesi nessuno ride o scherza. Nei prossimi giorni un seminario speciale sara’ dedicato alla sua analisi. Rodionov ha inviato tre cartelline di spiegazione anche a Edward Stone, direttore del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena e ha ricevuto una risposta interlocutoria: la Nasa sta anch’essa analizzando le foto e trova ” interessante” l’ipotesi dello scienziato russo. Si puo’ andare oltre, sulla base dei dati esistenti? Rodionov ha un piano. Cercare di stabilire un contatto laser. Sono gia’ stati elaborati diversi linguaggi nell’eventualita’ di un contatto. Siamo dentro il sistema solare e, quindi, in condizioni molto vantaggiose. “Ma – aggiunge il professore russo – il contatto potrebbe comunque non esserci. Ricordi le formiche. Allora ci puo’ servire moltissimo Galileo. Che ha ancora due anni di vita. Ci saranno altre foto, in altri momenti, da altre angolazioni. Potremo ottenere le carte in rilievo e confrontare le eventuali variazioni alla superficie delle zone lucide. Cioe’ se vi sono stati nel frattempo altri risanamenti delle ferite meteoriche. Insomma con opportune correzioni del programma scientifico di Galileo potremmo ricavare un’immensa quantita’ di informazioni. Per ora abbiamo foto di circa la meta’ di Europa. Potremo avere un quadro piu’ preciso di gran parte della sua superficie. Ma, in attesa di tutto cio’, quello che gia’ vediamo e’ sufficiente a concludere che lassu’ c’e’ una vita intelligente“.



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