lunedì 24 giugno 2013

Il Buco Nero gigante è pieno di polvere

Rappresentazione artistica dei dintorni del
buco nero supermassiccio in NGC 3783
Credits: Eso
Tanto tempo ed energie sono state spese dagli astonomi per cercare di studiare i buchi neri, i loro movimenti e la loro composizione.
Alcuni di questi buchi neri crescono attirando materia dai dintorni e creando, gli oggetti più energetici di tutto l'Universo: i nuclei galattici attivi(AGN)
La galassia attiva NGC 3783 e il suo buco nero, sono stati fonte di scoperte da parte del team, che ha sfruttato l’Interferometro del VLT (VLTI) dell'Osservatorio del Paranal dell'ESO in Cile.
Ciò che emerso da questo appostamento ha davvero dell’incredibile, e ha lasciato sbalorditi gli astronomi: anche se la polvere calda - da 700 a 1000 gradi centigradi - forma davvero un toroide come previsto, ci sono enormi quantità di polvere più fredda al di sopra e al di sotto di questo toro principale

Un entusiasta Sebastian Hönig commenta “Questa è la prima volta in cui siamo stati in grado di combinare osservazioni dettagliate nel medio infrarosso della polvere fredda, a temperatura ambiente, che circonda l'AGN con osservazioni altrettanto dettagliate della polvere molto calda. Questo è anche il campione più grande finora pubblicato di osservazioni interferometriche infrarosse di un AGN”.
Questa polvere scoperta, aggiunge un tassello al puzzle sui buchi neri, che rende tutto ancora più complicato.
Fino a prima di questa scoperta, sapevamo che i buchi neri divoravano tutto ciò che incontravano, aumentando così la loro massa. Dopo la notizia della polvere appena scoperta che genera un vento freddo restano gli interrogativi.
Già è difficile comprendere come il buco nero si nutra, se la radiazione che produce allontana il suo cibo. Che ruolo ha questo vento di polveri?

Purtroppo per studiare a fondo questo rompicapo è necessario attendere la costruzione di MATISSE che si unirà ai United Telescope del VLT ( Very Large Telescope). SI avrà una visibilità maggiore e sicuramente sarà possibile effettuare delle valutazioni più accurate.

Un altro esponente del tema di studio Gerd Weigelt spiega: "Combinando la sensibilità di prima classe dei grandi specchi del VLT per mezzo dell'interferometria siamo in grado di raccogliere abbastanza luce per osservare oggetti deboli. Questo ci permette di studiare una regione piccola come la distanza tra il Sole e la stella più vicina, in una galassia a decine di milioni di anni luce da noi. Nessun altro sistema ottico o infrarosso al mondo è in grado oggi di fare altrettanto."

Il team è impaziente di riprendere il lavoro, e di trovare la soluzione di uno dei più grandi rompicapo della scienza
Attendiamo quindi ansiosi che MATISSE inizi i lavori

Se qualcuno volesse approfondire l’informazione, questo lavoro è stato descritto nell'articolo intitolato “Dust in the Polar Region as a Major Contributor to the Infrared Emission of Active Galactic Nuclei”, di S. Hönig et al., pubblicato dalla rivista Astrophysical Journal il 20 giugno 2013.

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